23 luglio, 2018

Il tovagliolo educato

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Il tovagliolo … quel quadrato di stoffa, di 30 massimo 50 centimetri di lato, a disposizione sulle tavole, ma che non sempre viene utilizzato in modo corretto e soprattutto con educazione.

Siete certi di conoscerne tutti i dettami? Ma prima ancora, qual è la sua storia?

Il primo tovagliolo in assoluto era denominato “pane da bocca” ed era effettivamente una fetta di pane con cui ci si puliva la bocca durante il pasto e che andava in accoppiata con il “pane da bocca”, altra fetta che conteneva il cibo, utilizzata come un piatto. Ovvio che al termine del pasto le due fette di pane venissero mangiate.

Nonostante non si sedessero a tavola, i Romani si cingevano il collo con un mantile, generalmente in lino, per proteggere l’abito e pulirsi le mani (le posate non esistevano, fatta eccezione per i pugnali con i quali venivano tagliate le carni). Un altro panno stava invece nascosto sotto alla toga dell’ospite, in esso veniva raccolto il cibo avanzato per portarlo a casa.

E’ nel Medioevo che prende uso pulirsi le mani durante il pasto con una piccola tovaglia, talvolta appesa al muro, in un secondo tempo diviene salvietta, arriva in tavola ad uso individuale, destinata sempre a nettare le mani e detta anche tovaglia da mano. Nelle “cortesie da tavola” era considerato riprovevole chi beveva dalla coppa comune senza prima essersi pulito le labbra con il tovagliolo.

E’ solo nel tardo Medioevo che viene differenziato un tovagliolo per pulire le mani e ripararsi l’abito, dal tovagliolo destinato alla pulizia della bocca. Su queste tavolate il tovagliolo veniva tenuto sulla spalla destra, infatti avendo la mano destra occupata con il cibo, con la sinistra esso veniva recuperato dalla spalla destra per potersi pulire bocca e faccia.

Si raffina l’uso del tovagliolo nella seconda metà del Quattrocento, confezionato in tessuti più pregiati, viene piegato in tre o in quattro e all’inizio del pasto, copre il posto apparecchiato. Sopra di esso viene posto un biscottino, una sorta di stuzzichino per aprire lo stomaco ed indicare che ha inizio il pranzo. Da questa antica pratica nasce il termine “coperto” utilizzata ancora oggi dai ristoratori.

L’utilizzo individuale del tovagliolo segna una tappa importante delle buone maniere.

Nel Seicento il tovagliolo diventa un gioco ornamentale. Le tavole si arricchiscono di addobbi floreali ed i tovaglioli vengono pieghettati in modo elaborato a ricordare gli origami giapponesi, divenendo vere e proprie sculture. Questi tovaglioli-scultura non venivano in realtà utilizzati, per questo i commensali ne appoggiavano uno nell’incavo del gomito e ne venivano ottimizzati diversi cambi nel corso del pasto.

In seguito, nelle tavole più eleganti, il tovagliolo va ad assumere funzioni differenti, sul piattino a riparare il pane, sul piatto od oltre ad esso, fino a giungere all’odierna fisionomia.

Lo abbiamo trovato sulle tavole lavorato in tutti i modi possibili ed immaginabili: come un ventaglio, un cigno, una rosa, ad imitare la giacchina dei camerieri di sala, infilato in un bicchiere, ad alberello in occasione del Natale e a coniglietto con tanto di orecchie a Pasqua, a cuore per San Valentino, per arrivare alla piegatura a busta contenente le posate che pare tanto cool in quest’ultimo periodo o che penzola dal bordo della tavola con un lato fissato sotto al piatto.

Qual è la sua corretta posizione secondo il galateo?

Il tovagliolo va a sinistra, piegato a libro con l’apertura rivolta verso l’esterno, dopo le forchette. Punto.

Una sistemazione giustificata dal fatto che il tovagliolo a sinistra equilibra il rettangolo che vede due posate e i bicchieri a destra e una sola posata ed il piattino del pane a sinistra, ma ha anche una spiegazione logica: bastano due dita della mano destra per sollevare l’angolo esterno del tovagliolo per stenderlo sulle ginocchia con un gesto unico e naturale. La sinistra è la posizione internazionale.

Viene considerato corretto anche il posizionamento sul sottopiatto, come spesso avviene in occasioni formali e nei ricevimenti, mai sopra o sotto le posate, nulla dovrebbe essere spostato o mosso per poterlo utilizzare.

Da evitare quindi qualsiasi lavorazione che implichi una manipolazione del tovagliolo per ottenere la forma desiderata, certamente non consona ad un richiamo di igiene, visto che con quel tovagliolo ci forbiremo le labbra.

Secondo le più moderne regole di etichetta il tovagliolo può essere posizionato “dove può trovar posto”, consentendo variazioni di posizione che possono dipendere dal tipo di mise en place e dallo spazio tra un commensale e l’altro, ma sempre con due uniche soluzioni di piegatura: a triangolo o ripiegato su se stesso a formare un rettangolo.

Quando ci troviamo in un ristorante, e dobbiamo aspettare il menù e il cameriere per ordinare il nostro pasto, il tovagliolo rimane appoggiato sul suo posto, in tavola. Solo quando abbiamo ordinato e quindi consegnato il menu e la carta dei vini al cameriere, possiamo appoggiare il tovagliolo sulle nostre gambe.

Quando invece siamo ospiti a casa, o invitati a un grande evento, organizzato come banchetto (il menu è già fissato e ci verrà servito immediatamente), il tovagliolo va posto nel grembo subito o meglio a seguito del primo gesto effettuato dall’anfitrione del pasto: i padroni di casa o chi invita se siamo al ristorante, ma ospiti.

Il tovagliolo posto sulle ginocchia, va mantenuto piegato in due, lasciando dal lato lungo una sporgenza di circa 2 cm. Appoggiando il tovagliolo sulle nostre gambe, la parte ‘aperta’ deve guardare verso di noi, con la sporgenza in alto. In questo modo sarà più facile pulirci la bocca con la parte interna del tovagliolo, così che l’esterno visibile del tovagliolo rimanga sempre pulito evitando di sporcare tovaglia o vestiti e la vista di eventuali segni ai commensali che ci sono accanto.

Vietato annodarlo al collo o infilarne un lembo nella scollatura e nemmeno tenerlo con una mano verso l’alto per timore di macchiare gli abiti. Mai utilizzarlo per dare una pulitina supplementare a posate o bicchieri.

Il tovagliolo viene utilizzato per pulire la bocca ogni volta prima di bere, ed eventualmente anche dopo, senza sfregarlo sulle labbra, bensì tamponandola con delicatezza.

Se occorresse assentarsi da tavola temporaneamente, il tovagliolo deve essere lasciato sulla seduta della propria sedia, non ripiegato, ma compatto.

Le signore che usano il rossetto dovranno fare attenzione a non sporcare eccessivamente il tovagliolo con il cosmetico, meglio utilizzarne uno che non lasci macchie.

Al termine del pasto il tovagliolo non deve essere piegato, ma nemmeno appallottolato, viene lasciato spiegato con garbo alla sinistra del piatto.

Non consideriamo i dettami del galateo come imposizioni rigide ed aventi poco senso, ma come piccole accortezze di buona educazione per rendere elegante e piacevole lo stare insieme.

Anna Ubaldeschi
Anna Ubaldeschi
Anna Ubaldeschi | Etiquette Coach
Sagittario, amante del mare, del sole e delle temperature elevate.
Adoro favole, leggende e tradizioni.
Sincera all’inverosimile, vivo in mezzo ad un bosco essendo amante della natura pur essendo nata e cresciuta in una grande metropoli come Milano.
Dopo aver insegnato per tanti anni, mi dedico a rendere reali i sogni altrui, progettando e coordinando giorni indimenticabili come nozze, battesimi ed ogni evento che si desideri festeggiare.
Vera passione per l’arte del galateo ed il bon ton, fissazione per l’apparecchiatura della tavola e delle buone maniere.
Attualmente mi occupo di corsi di formazione e workshop tematici sul galateo, collaboro come contributor su tematiche legate al galateo del matrimoni e al bon ton in generale su alcuni portali e blog oltre a curare il mio blog “ Tacco 12 … ballerine”.
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