
Incontro con Ettore Mo, a cura del circolo Omodei Zorini di Arona, alla presenza dell’Assessore Antonello De Stefano, di Ornella Bertoldini, Patrizia Gambarotta e Giovanni Di Bella
D- Ci racconta i suoi inizi?
R- Dunque, io sono stato per 10 anni il “Milite Ignoto” del Corriere della Sera, mi occupavo di spettacoli e nessuno mi filava. Poi, nel 1979 l’incontro con Franco Di Bella. Mi ha chiesto “Ettore ce l’hai il passaporto? Bene, preparati a partire per Teheran”, gli ho domandato se aveva per caso bevuto e lui ha aggiunto: “ io butto nello stagno solo chi sa nuotare!”
D- Come è riuscito a superare gli ostacoli dei luoghi di guerra che ha frequentato?
R- Ci vuole preparazione, bisogna fare una scaletta per programmare ogni mossa, si cercano contatti sul posto. Ho solo un rammarico nella mia carriera: quello di non essere riuscito ad intervistare Pol Pot nonostante i numerosi tentativi fatti in Cambogia, sono arrivato nel suo villaggio, ho parlato con il suo vice ma mai con lui.

D- All’inizio, cosa la spingeva a viaggiare?
R- Io ero un ragazzo di provincia, nato a Borgomanero, vissuto ad Arona, volevo conoscere il mondo. Ogni luogo in cui si va è una palestra da esaminare, è un viaggio all’interno dell’uomo più che un viaggio in nuovi posti.
D- Le esperienze brutte che ha vissuto, le hanno tolto la fiducia nell’uomo?
R- Ho trovato cinismo, cattiveria, ingratitudine, però io cerco sempre il lato buono nelle cose e nelle persone.
D- Cosa cerca, invece, nei suoi viaggi, oltre all’aspetto professionale?
R- Adesso non esiste più l’inviato sul luogo, ma l’inviato sui problemi! Che sono ovunque.
Si parte per indagare realtà interessanti che si possono trovare in ogni angolo del mondo, mi muove la curiosità per le avventure umane.
D- Quando dici Ettore Mo, tutti sanno a che bella persona ci si sta riferendo.. perché ?
R- Perché ho il tocco magico! (..ride)
D- In Afghanistan hanno ucciso davanti ai suoi occhi la sua guida, ma lei non si è fermato, anzi..
R- “Che cosa sono venuto a fare?” è stata la prima domanda che mi sono posto in quel momento, poi mi si è gelato il sangue, mi sono dato mille volte dello scemo.. a me è andata bene.
Solo a me.
Pronunciando queste ultime parole è sopraggiunta una forte commozione che ha interrotto per qualche istante l’incontro, dando così una semplice risposta alla penultima domanda che gli era stata posta.
Ho conosciuto Ettore Mo all’epoca del liceo, in un incontro organizzato con gli studenti ed ho subito avuto l’impressione di trovarmi davanti, nonostante tutto facesse pensare il contrario vista la statura, ad un Grande Uomo.
Poi l’ho rincontrato più avanti, durante gli anni dell’università, ma questa volta non più di persona. L’ho incontrato tra le pagine di un suo libro: “ Fiumi”
Un incredibile viaggio lungo i maggiori corsi d’acqua del mondo. Un libro che, sempre in toni pacati, nonostante l’argomento meriti di essere urlato, denuncia l’eccessivo sfruttamento delle acque che porterà a distruggere per sempre degli ecosistemi.
“LA PAGINA HA IL SUO BENE SOLO QUANDO LA VOLTI E C’E’ LA VITA DIETRO CHE SPINGE E SCOMPIGLIA TUTTI I FOGLI DEL LIBRO”
Così diceva Calvino, ed i libri di Ettore Mo sono davvero pieni di vita dietro.
Diletta Pirino
giugno 2007 |