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intervista a Nicoletta cardi

di Diletta Pirino

Nicoletta Cardi, laureata in chimica, si occupa di ricerca per 16 anni. Attualmente si dedica alle attività collaterali promosse dalla libreria Librami, quali eventi benifici e promozione di libri.

Incontro la signora Cardi per avere informazioni sul progetto “Librami Solidarietà” e per affrontare un argomento di forte attualità come l'adozione.

 


D- In cosa consiste il progetto “Librami Solidarietà”?

R- Abbiamo deciso di ospitare all'interno della nostra libreria diverse Associazioni Onlus affinché possano promuovere le loro attività. Forniamo uno spazio autogestito, durante il weekend, all'interno del quale i vari enti possono illustrare al pubblico ciò di cui si occupano.
Quando abbiamo inviato le lettere per invitare le Associazioni abbiamo avuto, da queste, un grosso riscontro. C'è il forte desiderio di sensibilizzare gli altri in merito a temi così delicati.
Coloro che stanno a capo di queste organizzazioni sono stati molto contenti di trovare persone interessate al loro impegno nel sociale.
Gli incontri svolti sono andati molto bene; è difficile per questi Enti avere degli spazi di visibilità, noi glieli forniamo e siamo felici di farlo: la solidarietà è un valore importante.

D- Mi dice qualcosa in più su queste Associazioni?
R- Per il mese di novembre sono previsti incontri con l'Associazione Parkinsoniani, con il Kiwanis Club Arona San Carlo che è un'associazione che si occupa di bambini, svolgono manifestazioni quali aperitivi con prodotti tipici i cui ricavati vanno a favore di questi bimbi, poi oltre agli Amici della Missioni, al Banco Alimentare e ad Amnesty International, c'è il Centro Aiuti per l'Etiopia che è l'associazione verso la quale io e mio marito ci siamo rivolti per adottare nostra figlia.


D- Per essere d'aiuto a chi magari è intenzionato ad adottare un bambino ma non sa come muoversi, mi racconta la sua esperienza in questo campo?
R- Per quanto riguarda le adozioni internazionali, bisogna rivolgersi agli assistenti sociali del proprio comune che consigliano la frequenza ad un corso regionale per prendere pienamente coscienza di cosa significa e cosa comporta adottare un bambino.
Durante questi corsi che noi abbiamo frequentato vengono presentate tutte le problematiche relative all'argomento e ci sono coppie che raccontano la loro esperienza. Il passo successivo è quello di consegnare la domanda al tribunale di Torino (per quanto riguarda Arona); a questo punto inizia l'iter delle visite mediche per i genitori che devono dimostrare di essere in buona salute.
Vengono poi effettuati 3-4 colloqui con gli assistenti sociali, 3-4 colloqui con gli psicologi e dopo aver visitato la casa dei futuri genitori, questi, stendono una relazioni che verrà inviata in Tribunale.
Il giudice, dopo un ulteriore colloquio, prende una decisione.


D- Ma dalla richiesta agli assistenti sociali, alla decisione del giudice quanto tempo passa?
R- Prima passavano anni, ora invece le attese sono minori: diciamo 6-8 mesi, nel nostro caso.

D- A questo punto cosa avviene?
R- Non è finita qui! Si ha tempo un anno per scegliere un'associazione a cui rivolgersi, noi abbiamo optato per il Centro Aiuti per Etiopia.
Ogni organizzazione ha il suo modo di agire, comunque per quanto ha riguardato il nostro caso, è stato fatto un abbinamento con una bambina e poi c'è stato l' incontro: siamo andati in Etiopia una prima volta, successivamente è venuta lei in Italia e si è stabilita a casa nostra.
Comunque, nonostante il recente accorciamento dei tempi, è un iter abbastanza lungo; possono passare in tutto anche 2-3 anni, dipende molto anche dallo Stato con il quale si sceglie di avviare le procedure per l'adozione.

D- Perché la vostra scelta è ricaduta proprio su questa Associazione?
R- Perché siamo rimasti colpiti dal loro modo serio e concreto di agire; si occupano dal 1988 sia di adozioni che di aiutare la popolazione sul territorio.
Per ciò che riguarda le adozioni a distanza, assistono ben 32 villaggi distribuiti fra Etiopia, Eritrea e Sudan: con 13 euro mensili si garantiscono ai bambini un pasto al giorno, un minimo di istruzione e una sommaria assistenza sanitaria.
Per informazioni si può visitare il sito www.centroaiutietiopia.it.

Novembre 2006

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