
Mercoledì 27 gennaio, giorno della memoria.
Intervento dell'assessore all'istruzione Simone Dulio, davanti a un folto pubblico di studenti.
"Riflettendo sul Giorno della Memoria, ho in mente soprattutto una parola: silenzio. Il silenzio che molti scrittori ebrei vedevano come unica possibilità dopo Auschwitz. Il silenzio di Pio XII, sul quale è ripreso il dibattito: se fu lavoro di nascosta protezione e salvataggio di chi era possibile salvare o troppo cauto silenzio dovuto a retaggi del passato. Il silenzio assordante dei lager, la cosa che più mi ha impressionato quando ho avuto la possibilità di visitare il campo di Mauthausen"
"Ecco che allora niente ci colpisce come le voci e le parole in grado di bucare il silenzio. Penso alle pagine di una ragazzina di 13 anni, Anna Frank, al suo diario che come nessun altro testo ci ha restituito l’assurdità quotidiana di una persecuzione. A Primo Levi che spiegava come <la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa>. O al protagonista de La vita è bella, che ricorda che <questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla>"
"Ai ragazzi delle scuole, che ringrazio con i loro insegnanti per essere intervenuti questa mattina, vorrei lasciare un pensiero. Vedete: questo orrore, l’Olocausto, per anni è stato considerato così singolare nella storia da essere irripetibile, e in certo modo lo è stato per dimensioni e organizzazione; eppure si è ripetuto. Si è ripetuto in Bosnia, a Srebrenica, si è ripetuto in Rwanda e in Cambogia. Si è ripetuto ovunque l'uomo ha dimenticato le più elementari idee di uguaglianza, di libertà, di pietà; dimenticando, in una parola, sé stesso".
"Ricordate che il fanatismo, di qualsiasi natura, ha sempre portato soltanto danni enormi. Pensate che per l'odio razziale diventato legge di questo Paese, una giovane ebrea laureata in biologia di nome Rita Levi Montalcini non ha potuto specializzarsi se non all'estero e anni dopo è divenuta Premio Nobel per la medicina per una delle scoperte più importanti del secolo.
Forse dovremmo fermarci alla disarmante semplicità di un altro premio Nobel, un altro ebreo, Albert Einstein, che emigrò negli Stati Uniti ed alla richiesta di dichiarare la propria razza, scrisse semplicemente <umana>".
Diletta Pirino
Gennaio 2010
|