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PAOLO SAPORITI

 


Paolo Saporiti, figlio di Camilla Moro Saporiti scrittrice, psicoterapeuta e "aronese d'adozione",
ci racconta la sua passione per la musica.
Cantante dei "Don Quibol" porta avanti anche un progetto da solista:
"Just let it happen" è il titolo del suo ultimo album.

www.paolosaporiti.com

 


D) Paolo, mi racconti qualcosa di te, una mini-presentazione!

R) Paolo Saporiti, 34 anni, cantautore. Molti sguardi e un solo senso, ora come ora, la musica e la voglia di esprimerla in forma canzone.
E la mia pazienza che ormai è finita.
Avevo in mente di diventare uno psicoanalista, ora ho la certezza di non esserlo e di non volerlo più.
Ho fatto l'attore, o meglio, ho studiato e ricercato per diventarlo, e forse lo sono anche stato in qualche momento della mia vita, ma ora sono un cantautore.
Hai voglia a dire che "dobbiamo essere sempre aperti e continuare a cercarci e a crescere". Certo, è vero, ma è altrettanto bello quando si diventa più coscienti dei nostri confini, rispettandoli e vivendoli per quello che sono, per poi magari continuare ad allargarli ma...
Trovo che oggi questo sia uno dei problemi fondamentali della società, l'identità e i confini dell'individuo. Non si sa più insegnare come è meglio strutturarsi, formarsi, darsi vita e colore, riconoscersi in mezzo al delirio. Se si dimostra una personalità, un'identità certa e sicura, portatrice di qualche scelta seria, di cuore, si da più fastidio che altro.
Ecco perchè reggono questi politici e figure come le veline.
Perchè, se ce ne fosse di pura e coerente, la gente sarebbe costretta a specchiarsi in qualcosa di diverso da sè stessa, nella propria pochezza, e quindi si sarebbe tutti costretti a cambiare qualcosa. E invece, con questi esempi, è tutto molto più semplice. In un mondo di plastica è molto più semplice non impegnarsi ad essere uomini.
E quindi continuiamo a usare la plastica come involucro e come contenuto!
Questo mondo, ora come ora è nemico dell'identità e della verità e questo è devastante e sta portando alla rovina.

D) Quando ti nasce la passione per la musica e come si è sviluppata nel corso degli anni?
R) Nasce con me bambino, appena nato.
I rumori della pancia di mia madre son stati talmente convincenti probabilmente, da costringermi a tanto.
La mia uscita al mondo è stata un così rapido e travagliato abbandono di un Paradiso reale che l'unica soluzione che sono stato in grado di trovare è stata quella di mettermi subito un bel paio di cuffie in testa e perdermi nei suoni e nella voce di un altro essere umano, sincero, vero e ricco di emozioni, e pieno di voglia di comunicare, raccontare ed esprimere il sè che stava cercando, piuttosto che drogarmi come fanno altri. E successivamente crearne uno tutto mio.
Mio padre ascoltava sempre musica, era un chimico.
Suonava la chitarra e cantava, e aveva una bella voce. Io ho appreso tutto quello che ho potuto, soprattutto come uomo, e non ce n'è come avere avuto un grande padre e una madre tenace e piena di vita, per trovare la propria strada, seppur con tutte le difficoltà di questo mondo.

D) Dopo il primo disco "The Restless Fall" del 2006, a febbraio 2008 è uscito "Just Let It Happen..", com'è nato questo secondo album?
R) Da un sogno, come sempre.
Poter esprimere ancora una volta il momento che stavo vivendo è un onore, e poterlo realizzare è meraviglioso.
Dopo la caduta, la soluzione.
Il capolavoro verrà dopo, spero.
Il bello di quello che mi succede da un po' è poter riuscire a fare quello che ho sempre sognato di fare e vedere che passettino per passettino, da solo, tutto questo mondo prende forma credibile ed indipendente.
Ho iniziato da dove avevo finito, voce e chitarra, con l'aggiunta di qualche seconda voce e poi il violoncello, le incursioni elttroniche, le pennellate di
slide e i rumorini. Vorrei che il mio panorama, il panorama dei miei dischi, si arricchisse sempre più di rumori, di casualità, di arrangiamenti ricchi, di tessuto classicheggiante e modernità.
Francesca Ruffilli è la violoncellista che mi accompagna ormai da un anno, in quasi in ogni situazione, con lei i brani prendono forma e volano e ora mi piacerebbe che le collaborazioni coi grandi musicisti, cosa che già lei è, colorassero e rinvigorisseo la mia musica sempre di più, anche se rimango irrimediabilmente affezionato all'idea di un minimalismo acustico.
Dopo aver visto una delle opere di Paul Barnes (l'illutratore Scozzese che si è occupato della copertina del CD), tutto è stato più facile. Il vestito era pronto, bisognava soltanto dare forma all'uomo che avrebbe dovuto abitarlo.
Mi pare "The last panda on Earth", l'ultimo panda sulla terra, mi sia sembrata una grande intuizione, un bel quadro.
Mi son detto, io sono un uomo, non un panda, usciamo dalla metafora e parliamo di noi e di quell'uomo che sono io e lasciamo che sia, lasciamo accadere il tutto, che poi è un po' il senso di una vita, dopo essere riusciti a darci una forma.
Questo è fondamentale, il lasciare che le cose accadano, ha senso quando siamo strutturati, soltanto allora tutto scorre veramente e allora si possono mollare gli ormeggi e lasciarsi trasportare dalle correnti, anche quelle forti.
E a questo ci si può arrivare anche da autodidatti.

D) Progetti in cantiere?
R) Se ti dicessi, vivere, suonare e dare in pasto agli altri tutto quello che ho vissuto.. .. lo riterresti presuntuoso?


 

Diletta Pirino
aprile 2008

 

 
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