7 dicembre, 2019

"Il tipo giusto potresti essere tu" Con Avis e Cri

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Solo una persona su centomila è compatibile con chi aspetta il trapianto di midollo osseo, la sola possibilità di ricominciare a vivere per quanti soffrono di malattie del sangue come leucemie, linfomi e mielomi. Una speranza che si è riaccesa proprio grazie alla donazione per Fabrizio Lagostina.

Ne ha parlato nel corso della serata informativa sulla donazione di cellule staminali del midollo osseo “Il tipo giusto può salvare una vita” promossa da Admo Borgomanero insieme ad Avis e Croce Rossa di Arona, con agli “Amiss dal dialètt Arunes”, con uno dei suoi promotori Pietro Guazzoni nella veste di moderatore, svoltasi mercoledì 19 giugno nel salone dei Tre Ponti ad Arona. Il suo gesto di altruismo di donazione del sangue gli ha permesso di diagnosticare la malattia e di essere salvato grazie ad un’altra donazione, quella di midollo osseo.

«Donai a fine maggio del 2008 – ha raccontato all’attenta platea – Poche ore dopo la donazione mi chiamarono: “torni immediatamente dobbiamo fare un controllo”». Il responso fu: leucemia mieloide acuta. «Il giorno dopo ero in ospedale al Niguarda di Milano per iniziare le terapie. Sono stati quattro mesi difficili, per me e la mia famiglia – il toccante racconto del commercialista di Omegna – Poi la leucemia fece una remissione, il tempo di sei mesi e peggiorai».

Con una diagnosi di recidiva a cui si poteva rispondere solo con la terapia trapiantologica: «quando salutai le mie figlie per tornare in ospedale, era l’antivigilia di Natale del 2009, ho pensato di non rivederle più». Invece grazie ad un donatore ha ripreso in mano la sua vita: «Facevo cicli di chemio terapie di salvataggio, poi a distanza di tre mesi la notizia: era stato trovato un donatore. Passare dal reparto di ematologia al reparto trapianti è già un ritorno alla vita». Preparato all’intervento con cicli potentissimi, esposto a rischi infettivi, ipossemici ed emorragici ha iniziato il suo viaggio verso la guarigione: «il 10 aprile del 2010 sono stato trapianto. Dopo un 45 giorni in ospedale lentamente sono tornato alla normalità, per un po’ fatta a casa in un ambiente quasi sterile perché sono momenti delicati nei quali oltre al problema dell’eventuale rigetto (nel caso specifico momentaneamente disabilitante ma limitato e successivamente risolto) perdura lo stato di immunodepressione con rischio di contrarre pericolose infezioni virali e batteriche. Poi a distanza di un anno ho ripreso a condurre una vita normale. Oggi sono stato dichiarato completamente guarito. Sono stato incredibilmente fortunato». Tutto questo grazie al “tipo giusto”: un donatore caucasico, maschio degli Stati Uniti. Le uniche informazioni che ha potuto sapere essendo questo un gesto anonimo.

Diletta Pirino
Diletta Pirino
“Masterchef della penna” (inteso come quella “da scrivere” ma pure quella “da mangiare”!)

I miei numeri:
- 34 anni
- 1 diploma in lingue
- 1 laurea in Linguaggi Dei Media
- 3 passioni esagerate (la cucina, la juve e la scrittura)
- 1 cervello sempre a caccia di novità
e..
- 1 bimbo meraviglioso

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